Pagina:Ortiz - Letteratura romena, 1941.djvu/56

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Frema l’ingrata e morda il labbro indegno
onde liete speranze a me porgea,
ch’io non curo e non temo il suo disdegno.


E, se parventi un dì d’Amor la Dea,
mentre dell’alma mia tutto ebbe il regno,
or detesto col nome anche l’idea.


Ma anche più caratteristico, benché anche più zoppicante in sintassi è il seguente:

D’Aniene alle fiorite e fresche rive
pasce il gregge d’avene al suon Alviro (1)
e spesso un dolce del suo cor martiro
in sull’arena Bianca (2) mesto scrive.


Tesse fiscelle, verghe estive
piegando in nuovo maestrevol giro;
con ogni nodo ei tesse un sospiro
e mille, Amor, soavi rime e schive.


D’ambrosio latte il condensato siero
nè da Sabina ancor il Sol risorge
che in vaso accoglie con gentil pensiero (3.).


Non mai fra sue primizie Pale scorge
a questa opra simil, ch’un cor sincero
a Leuca (4) bella in umil dono porge.


Alle correnti latinista e italianista possiamo riconnettere l’attività letteraria del transilvano Ion Budai-Deleanu (1764-1820), che, oltre ad una grammatica rumena in lingua latina e ad altri

  1. Alviro Dacico è lo pseudonimo letterario dell’Asachi nella «Società Letteraria Romana», che non è, come potrebbe credersi, l’«Arcadia», visto
    che tal nome non risulta dai registri dell’accademia secondo n’informava
    il rimpianto collega Nicola Festa, che ne fu «Custode Generale» ed ebbe
    la cortesia di fare per me questa ricerca. Resta tuttavia il fatto che tanto
    «Alviro Dacico» (Gheorghe Asachi) che «Leuca Insubra» (Bianca Milesi)
    sono nomi di puro stampo arcadico.
  2. «Bianca» è aggettivo di «arena»; ma è scritto con la maiuscola
    per mettere in evidenza il giuoco di parole che, petrarchescamente, fa sul
    nome della sua amata: Bianca Milesi.
  3. Inversione che solo uno straniero poteva credere permessa. L’ordine
    naturale dei versi sarebbe stato:
    nè da Sabina ancora il Sol risorge,
    che in vaso accoglie con gentil pensiero
    d’ambrosio latte il condensato siero;
    ma s’opponeva l’ordine delle rime! Sul modo con cui l’Asachi componeva
    le sue poesie italiane, servendosi di rimarii, cfr. Ramiro Ortiz: Gheorghe Asachi e il petrarchismo rumeno, in «Varia Romanica» (Firenze, «La Nuova Italia», 1932, pp. 409 segg.)
  4. Nome arcadicamente grecizzato di Bianca (Milesi).