Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/194

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Mondo. Questa favola, che si andava spacciando, faceva credere, che il Gigante non fosse veramente la fame, bensì l’Anticristo. E se l’aurora Boreale, e il terremoto, che per lo giro di due mesi di quando in quando si facea sentire, non cessavano, era credibile, che dovessero comparire in Iscena anch’Elia, ed Enocche. Chi poi abbia giocata simil commedia, precisamente non si sa.

Ora mi resta ad osservar solamente qual sia la ragione, che la Cometa, che predisse tante disavventure a’ Morlacchi, non abbia predetta veruna, o cagionata agl’Italiani, ed alle altre Nazioni più illuminate di Europa. Si può dare, ch’essi dicessero, che le Comete non ànno che fare con loro. Così, sendo comparsa una Cometa ai tempi di Vespasiano, esso disse motteggiando ai circostanti „se questo astro minaccia qualcuno, egli è il Re de’ Parti, che è de’ lunghi capelli, e non io, che sono calvo.„ Ma un terremoto, poco dissimile dal quì sopra descritto, lo precedette fra noi tre anni avanti, e nessuna Cometa venne a portarci l’annuncio, quando ciò non fosse, come crede l’avvanzo della Setta Aristotelica, ch’essendo la Cometa fuoco volante, e non vera stella, abbia portato l’avviso di volo, ed in tempo di notte, sicchè nessuno sia stato a portata di vederla. Noi non siamo così novi di tenersi a questa opinione: ed in vece di credere, che le Comete, ed altri segni Celesti sien nuncj di fortune, o disgrazie, andremo dietro alle pedate di Geremia, dove dice „Non vogliate apprendere, seguendo le traccie delle Genti, nè vogliate temere dai segni del Cielo.„ io.