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Pagina:Osteria guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri.pdf/3

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Mio caro Hans Barth,


il vostro lepidissimo e disertissimo libro, polito con la pomice lasciata da Catullo su la tavola d’una taverna veronese, mi sembra illustrare la sentenza di quel savio bevitore Avicenna che morì d’una malattia di stomaco: esser permesso il vino all’uomo di bello spirito e vietato al balordo. Una Musa goliardica dal viso di capra sima tinto di feccia, ogni volta che vi sedete a desco molle in seggiola o in panca per badialmente bere, si china di sul vostro òmero e intingendo il dito un po’ adunco nel vostro bicchiere disegna su la lastra di bardiglio un capriccio alla maniera del Callotta o scrive un emistichio giocoso confondendo il latino dei Clerici con quello di Orazio. «O! o! tota floreo!» dice la vostra Musa capri-pane. «O! o! totus rubeo!» risponde il