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Pagina:Osteria guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri.pdf/34

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degli Scaligeri e brindare con Can Grande, con Romeo e con Dante. E quando la notte sarà discesa sulle misteriose acque dell'Adige, io, novello Endimione, mi lascierò rapire dalla Luna, alla ricordata insegna dinanzi alla porta di San Zeno. E le quindici figlie, che la Luna partorì al suo primo Endimione, siano quindici botti di quella celeste bevanda, che imperla il bicchiere!...

Ah! l'indugiare nelle vecchissime viuzze e il confortante pellegrinare dall'una all'altra cappelletta! A ogni secondo uscio un bettolino: ma quali bettolini e quali osti! Qui Orazio non avrebbe avuta alcuna ragione di lanciare il suo giudizio: Oste e frodatore (Caupo atque malignus), poichè a due passi dai bettolieri qui l'Adige scorre e mormora inviti delittuosi al loro orecchio, ma nessun caupone veronese ha mai versata nel suo vino una goccia dell'Adige. Catullo, che era nato presso Verona, condannava gli adulteratori del vino ad severos (al diavolo) e d'allora in poi non si trovano a Verona che vinai onesti, come quel tale di Ravenna, di cui si lagna Marziale: «giorni fa un furbo oste di Ravenna mi truffò; invece di vino anacquato mi offerse vino puro, il mariuolo».

La nostra prima meta sarà Verona vecchia. Nel centro della vetusta città, non lungi dalle elevate tombe dei principi, ecco un alto palazzo, minaccioso: un lato guarda la viuzza dov'è la casa dell'infelice Romeo, l'altro guarda verso piazza Indipendenza (posta centrale). Qui è