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Pagina:Osteria guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri.pdf/35

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L’osteria Scaligera

(che ha però il modesto titolo: Antica salumeria ed osteria Mazzon, Piazza Indipendenza. 2 e 3). È una vecchia costruzione puntellata, ripulita e necessariamente modernizzata: una parte del palazzo degli Scaligeri. Il deposito dei salumi, nel sotterraneo, col suo eccitante profumo ci invita nel mondo della leggenda: forse in quella enorme caldaia, dove ora fuma il cotechino e che in via in omaggio al nostro naso un odore promettente, Ezzelino, il più feroce di tutti i ghibellini, cuoceva i suoi nemici di parte guelfa. Occhieggiano curiosamente intorno i lardi appesi al soffitto, i prosciutti, le piramidi dei formaggi e una selva quasi fantastica di salcicciotti e di salami. Ci riceve amichevolmente il padrone, con una serena faccia indulgente, e sorride con intima compiacenza la bella padrona, spigliata, attraente, rotondetta. Ma usciamo dalla prosa del pianterreno e saliamo su nelle sfere romantiche del primo piano, tra colossali colonne antiche e gigantesche pareti. Eccoci in una sala grandiosa, con la volta a croce, dove le memorie si accumulano, un refettorio, in cui ogni tavolo odora di storia e ogni tovaglia reca storiche macchie.

Che buon vinello bianco frizzante ci fa versare nella tazza il nostro Mentore, il pittore dall’Oca Bianca, di fama universale! Che cosa non mi va raccontando questo «bianco asciutto», che ha come un aspetto chiacchierino! Di me, egli dice,