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Pagina:Osteria guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri.pdf/36

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si è deliziato già il grande poeta, Catullo, guardando negli occhi dell’amica, allorchè cantava:

Bona atque magna
Cena non sine candida puella.

Del mio sangue, egli continua, il truce Alboino riempì certamente il cranio dello suocero, quando disse le fatali parole: «Bevi, Rosmunda, bevi»; nella mia vena si sono immersi e saziati il flagello di Dio, Attila, dagli occhi grifagni, e il sire Carlo Magno, il biondo Alarico che sonnecchia nel Busento, Corrado, il perfido rampollo di Arrigo IV, e lo stesso giovane e dolce Corradino di Svevia coi suoi baldi guerrieri. Tre mesi rimasero essi a gozzovigliare in questa Capua dei Germani, ammirando gli occhi neri e le gole d’oro, mettendo a pegno per vino le loro spade, e così lasciarono che l’astuto Angiò compiesse il suo piano. Ma tutti, tutti pugnarono con tedesco valore contro il gigante della «sete», come Dietrich contro i giganti Signoto ed Eck con la bestia armata di fiamme, simbolo del «Kater.» Ma l’eroe Dietrich aveva pur vinto e non mai e in nessun modo nelle bettole lungo l’Adige si ebbe più notizia della terribile fiera. Dalla veneranda sala si entra nella cucina medioevale, che dà l’idea dell’antro delle streghe, nel poema di Faust. Un camino monumentale è rischiarato dalle fiamme e vi si affaccenda una vecchia. È forse la vecchia strega di Verona? Alle pareti e al soffitto rami di ogni specie, quasi preistorici, fiaschi, salami, piatti e una piccola lampada che arde. Nell’ombra paurosa corrono mormorii e risate come di spiriti e di fol-