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letti. Eppure come ci si riscalda bene a questo fuoco quando la tramontana urla nelle gole delle Alpi! La vecchia (non è forse stata un giorno la nutrice di Giulietta?) invita Romeo ad un colloquio di intimità spiritica. E intanto una vocina delicata esce dal camino e mormora sarcasticamente: Lugete Veneres Cupidinesque; passer mortuus est meae puellae. Evidentemente è quel golosetto di Catullo che vorrebbe assaggiare lo stufatino, ma giunge rapidamente la vecchia col mestolo e col rosario, e lo spirito pagano ha appena il tempo di risalire nella canna fumosa e involarsi verso l’anfiteatro, dove vive con la libera Lesbia in un quartierino non mobigliato.
Non ogni giorno è festa e non ogni notte si può trattenerci còn gli spiriti e gli spettri, nemmeno a Verona. Vi è anche, nel centro, comoda, simpatica e pulita, la piccola
Bottiglieria alla Biedermeier
dei Fratelli Sterzi, Scudo di Francia, 3, non lontano dalla Via Nuova. Vi s’incontrano persone serie, «cittadini di Verona, diversi uomini e donne, parenti delle due famiglie, musicanti, servi, guardie, ecc.» come dice Shakespeare nel frontespizio di Giulietta e Romeo.
Il loro conterraneo, che li chiamò «poltroni» e Verona un triste nido (Verona turpe Catullo) non fu certamente che un calunniatore. Così essi anche sotterra fanno strage delle grandi bottiglie del