Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/135

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il giovane Kaiser; e quando quell’altro Kaiser, quello vecchio vecchio di Vienna, ci faceva delle brutte smorfie ogni tanto, il Kaiser giovane pareva dire: «Herren taliani, non ci badate!

È un tic nervoso che hanno quelli di Absburgo. Non tutti posseggono il bel sorriso, il bel modo gentile di noi Ateniesi della Sprea. Del resto, garantisco io!» Egli era così forte!

Ma mi sta a mente anche un altro fatto che mi fece grande impressione.

Una volta il Kaiser andò a Roma, e cavalcò per tutta la città eterna, per tutto un dì, alla testa di un nostro drappello di carabinieri, grondanti di sudore essi ed i cavalli, egli serenissimo! Al popolo romano questa cavalcata non fece gran caso. Ne ha visti tanti di imperatori! Anzi si racconta che, un dì, il Kaiser vestito di abiti borghesi si recasse con un suo aiutante in un modesto spaccio di vino delli Castelli in Transtevere, e che l’aiutante di campo, per godersi e far godere dell’immenso stupore dell’oste, gli domandasse:

«Sapete voi chi avete l’onore di ospitare in questo momento nel vostro negozio? L’imperatore di Germania!» E l’oste per nulla turbato, rispose con largo sorriso: «Mi rillegro, mi rillegro!» Come dire: Che bella carriera ha fatto quel signore.

Non ci fu che una gatta, una vecchia gatta che abitava il Campidoglio — erede delle oche capitoline — che fece opposizione al Kaiser.

Egli apponeva la imperial firma