Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/138

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Come sarà domani quest’uomo nella storia? Certo Lohengrin non sarà più!

Oh, Imperatore! Quando voi dichiaraste la guerra, avevate un bel atout nel vostro gioco. Potevate sostenere la causa dell’ordine, della disciplina, ecc. ecc. contro le demagogie occidentali.

Anche fosse stata una finzione, che importa! La parola è stata data anche per fingere! Ma dire brutalmente come voi avete detto che il mondo deve essere germanizzato, e far seguire una simile dichiarazione da atti di guerra che per usare un termine riguardoso, diremo primordiali, è stato un disastro! Almeno fra noi! Quale ne fu la conseguenza? Anche i più mansueti conigli nostrani a cui le autoritarie vostre parole, o Imperatore, scendevano come rugiada al cespite, temono nel timore, oggi, di finire in fricassea: si fanno coraggio, e non vi sono più molto amici. Ah, non per questo è preparato il «gran seggio»!

La Santa Russia — dato che essa faccia la guerra sul serio — si presenta come àncora di salute.

Quale ne è stata la conseguenza? Che alcuni fra i più ostinati bevitori dei più tetri liquori dell’Utopia, si sono rivoltati al culto della pura acqua della realtà.

Può benissimo darsi che l’Imperatore sia il minor responsabile di questi brutti effetti; ma certo egli è l’Imperatore.

Evidentemente a questo disastro morale irrimediabile, bisogna che il Grande