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116 i trionfi di eva


Però più che tutto questo deve avere contribuito al suo malanimo un’altra ragione meno confessabile: La signora avrebbe voluto essere qui considerata come una regina da tutti, con omaggi, vassallaggi, ossequi, baciamani.

Ma la gente vien qui per fare i bagni e godere la propria libertà, nè d’altronde in questa provincia si conoscono quelle raffinatezze degli usi, della moda, delle convenienze la cui violazione costituisce per lei il supremo oltraggio. La vertu c’est la politesse! Ma questo assioma moderno qui è poco inteso. Quindi disgusti, malintesi, maldicenze. Ora la dama ha messo le muraglie della Cina attorno a sè con la guardia del cane danese. Piccole miserie, insomma!»

Queste le informazioni.

Esse però non erano tali da dover rifiutare l’offerta e Nadina accettò più pei fratelli che per sè. Una saettia di legno di cedro, squisito lavoro di perfezione e di grazia, già aveva attirate le voglie de’ due fratelli, giovinetti oramai fiorenti nella bella adolescenza.

Capanno, yole o saettia, come meglio vi talenta chiamarla, servitù, marinaio, tutto fu posto a disposizione di Nadina e de’ suoi.

Quando poi Mrs. Evelyne seppe che Nadina dipingeva, che parlava il francese, furono grandi oh! grandi Jesus! di ammirazione. Nadina inoltre accettava volentieri una tazza di tè «mentre questi sauvages non bevono che dell’orribile vino».