Pagina:Panzini - Viaggio di un povero letterato.djvu/158

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organi, che vada animata da una sua volontà. Certo è un’illusione dell’òcchio perchè è l’uomo che ha creato la màcchina. Però questo contìnuo creare màcchine e màcchine non può darsi che porti via un po’ d’anima all’uomo per darlo alle màcchine? Se la natura ha dato quel tanto e non più....

Il treno si è liberato dai monti. Precìpita.

Brisighella: siamo già in pianura: pochi chilometri ancora, e poi Faenza.

Sopra Brisighella in cima a tre collinette si sono rifugiati una torre merlata con l’orològio, una chiesina, un minùscolo castello: un, due e tre, su le tre collinette. Una fila di cipressetti li congiunge, che pare un ricamo nel cielo.

Quelle tre cosine salùtano sempre i treni che pàssano.

Faenza! Ecco noi siamo arrivati in Romagna, e per l’appunto in quella città che fu chiamata l’Atene delle Romagne, in quei tempi in cui con molta facilità si concedèvano queste onorificenze di Grècia e di Roma. I superiori che allora comandàvano in Itàlia, trovàvano, anzi, questi balocchi molto ùtili.

Scendo dal treno. È l’ora del vèspero.