Pagina:Panzini - Viaggio di un povero letterato.djvu/199

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xvii. - Il rèduce dalla guerra 183

era lùrido! E il volto era tèrreo; le pupille èrano abbacinate. Non parlava. Pareva di quei soldati macabri che il giornale socialista riproduce nelle sue vignette in disprègio dell’Itàlia se fa guerra, dell’Itàlia se non fa guerra, cioè un bersagliere con dentro uno scheletro.



Per la terza volta io l’ho veduto alla stazione di Rìmini. Se non era lui non importa! Era il soldato rèduce dalla guerra. Aveva la bandierina su l’elmetto; era tutto lùrido anche lui e un po’, anche, abbacinato. L’elmetto non soltanto era pesto, ma aveva una strana màcchia: era forato. Il soldato stava seduto, immòbile, solo, col suo fucile. Ma nessuno gli faceva festa.

Rìmini d’estate fa toilette, e prende un nome esòtico e glorioso nei fasti mondani: l’Ostenda d’Italia.1 Òspita gente

  1. Il terremoto dell’estate 1915, poi i continuati bombardamenti della Guerra mondiale, poi l’afflusso dei pòveri pròfughi di Venèzia dopo Caporetto e tutte le necessità della Guerra, hanno mutato il mondano e lieto aspetto di questa città. Pèggio dev’èssere di Ostenda.