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camera dei deputati — sessione del 1848
Re coi degni suoi figli per la liberazione di questa sacra terra che i barbari da tanto tempo conculcano. Oh! non vi sia fatica, non vi sia sacrifizio che non ci torni dolce per concorrere coi nostri sforzi a consolidare e rendere proficue le libere nostre instituzioni; cosi che ai nostri prodi che ritornando dal campo della vittoria ci diranno: Noi abbiamo liberata dai barbari l’Italia, possiamo almeno rispondere: E noi abbiamo gettate le durevoli fondamenta della sua libertà, e grandezza interna; venitene con noi a godere.
Ma per assicurare il miglior esito delle nostre fatiche, è sopratutto necessario il concorso di tutti, e quindi il mantenimento di quella unione, che regnar deve in tutti i buoni italiani che amano la loro patria, e la bramano libera e potente.
Veggendo i concordi sentimenti di pubblico bene, che tutti guidano i vostri animi, io mi sento allegrare dalla fiducia che questa Camera non sia mai per scindersi in parliti diversi:
ben vi potranno sorgere opinioni diverse sopra i vari oggetti che avremo a discutere, ma una sola sarà sempre, io lo spero, la nostra divisa, una sola la nostra bandiera: la maggior gloria della patria, in cui si confondono il trono e la Nazione.
Io mi persuado che nelle nostre discussioni sapremo conciliare la più larga libertà nella manifestazione delle idee individuali con quei riguardi fraterni, che reciprocamente ci dobbiamo.
Manteniamo in ogni circostanza l’indipendenza del nostro voto; essa è il primo dovere della nostra coscienza; è il più nobile carattere dei rappresentanti di una libera Nazione.
Ma ci guardi Iddio da quella opposizione che si suol dire sistematica, che muove non dalla ragione, ma dalla passione, che mira non alle cose, ma alle persone: essa lungi dall’essere salutare, come lo è l’opposizione conscienziosa e ragionata, accende la face della discordia, e non tarderebbe a far soffrire al paese che in noi confida, le più gravi e dolorose conseguenze.
Gran ventura è per noi che il Governo trovasi collocato in mano d’uomini che mostransi degni della nostra confidenza, che amano al pari di noi le nuove nostre instituzioni, che al pari di noi sono animati dal santo aniore del bene della patria, che al pari di noi vogliono l’Italia libera, potente e felice. Gli atti della loro amministrazione, e le franche loro parole nel seno di questa assemblea non ci permettono di dubitarne, e ci infondono le più fauste speranze sulla sincera loro cooperazione alla difesa della causa italiana.
Perdonatemi, onorevoli colleghi, se coll’entrare in queste considerazioni io vi sembrassi aver abusato del privilegio dell’età: incolpatene l’intenso desiderio che, dopo le varie vicende a cui mi toccò di veder soggetta la diletta nostra patria, io sento di guarentirle una volta quello stato di grandezza e di felicità verso cui la veggo ora avviata: incolpatene le molte prove di benevolenza di cui vi è piaciuto onorarmi e di cui nuovamente e con tutto l’animo vi ringrazio.
Pensate inoltre che a questa tribuna sono rivolti gli occhi di tutti i nostri fratelli d’Italia, che dai nostri atti attendono gli auspici del loro avvenire i popoli della Penisola; che da noi può dipendere in gran parte la sospirata unione italiana, e condonerete forse al vostro decano i pochi consigli della sua esperienza.
Duolmi grandemente che la lontananza dell’inclito presidente da noi eletto mi privi dell’ambita consolazione di dargli l’amplesso fraterno nel cedere a lui questo seggio, che per tanti e si gloriosi titoli gli è dovuto. Mi è però di non lieve conforto la scelta che abbiamo falta degl’incliti deputati, che lo rappresenteranno pendente la sua assenza, ed il pensiero dell’importante missione cittadina ch’egli sta compiendo colla possanza della sua parola, e con quell’incanto che è invincibile compagno del genio.
Dio, che visibilmente protegge l’Italia, benedica la voce del grande suo apostolo, e lo riconduca presto fra noi cinto di nuova e più luminosa corona. Viva Gioberti! Viva l’Italia! (Vivissimi prolungati applausi).
(Arch.)
(La Camera ne ordina la stampa all’unanimità, e vota pure ringraziamenti al Presidente ed ai quattro segretari provvisorii pel modo con cui aveano disimpegnate le loro funzioni).
il presidente invita in assenza del Presidente Vincenzo Gioberti il vice-presidente professore Merlo, ed i segretarii definitivi ad occupare i rispettivi loro seggi.
(Scambiatosi tra li due presidenti l’amplesso fraterno, l’ufficio definitivo prende possesso della sua carica).
merlo Vice—Presidente indirizza alla Camera le seguenti parole:
(Verb.)
- Signori!
Il posto che occupo è da per sè cosi eminente e di tanta gravità, lo illustra talmente il grande italiano che ne è il titolare per unanime e solenne vostra acclamazione, che io debbo supporre che coll’avermi chiamato a malgrado della mia tenuità a sostenerne le veci, la Camera abbia senz’altro voluto onorare non già la privata mia persona, ma il corpo insegnante a cui quel sommo appartiene, e di cui mi glorio di far parte io stesso da cinque lustri. Io vi sono dunque doppiamente tenuto, cioè per l’insigne onore che avete voluto conferirmi, e pel titolo che dirò cosi, avete voluto tacitamente somministrarmi onde accettar lo potessi senza arrossirne.
La mia gratitudine, o signori, verso di voi tutti è da me cosi vivamente sentita, che invano tenterei di adeguatamente esprimerla; vi dirò bensi che comprendo tutta l’ampiezza, tutta la gravità dei doveri che il compartitomi onore m’impone e che la riconoscenza mia altamente consacra; che per sdebitarmene almeno in parte, ogni mio impegno, tutti i miei sforzi saranno rivolti al fedele ed imparziale adempimento del mio uffizio, riponendo per riuscirvi, la mia principale fiducia in quel sincero italiano patriotismo, da cui so tutta la Camera essere fortemente animata (Applausi).
(Arch.)
Fa quindi notare che a termini del Regolamento provvisorio si deve rendere informata S. M. ed il Senato della definitiva costituzione della Camera, aggiungendo che a ciò si sarebbe dato eseguimento.
ricci ministro degli interni sale alla tribuna e fa noto alla Camera che al bilancio per l’esercizio 1848 fu aggiunta un’apposita categoria per le spese occorrenti alle due Camere e ne presenta il relativo progetto di legge (V. Doc., pag. 29); quindi dà lettura delle proposte fatte dal Governo di Piacenza per l’unione coi Regii Stati, e del relativo progetto di legge (V. Doc. pag. 32).
il presidente interpella i vari deputati che avevano richiesta una seduta secreta se persistono tuttora nello stesso parere.
ferraris anche a nome dei suoi colleghi risponde che hanno deliberato di trattare l’oggetto della loro domanda negli uffici rispellivi e di chiederne gli schiarimenti necessari al Ministero.
(Si procede quindi alla formazione dei sette uffici per estrazione).[1]
- ↑ Gli uffizi si costituirono nel modo seguente:
PRESIDENTI
I Uff. Galvagno — II Uff. Bixio — III Uff. Cottin — IV Uff. Fraschini — V Uff. Pinelli - VI Uff. Santa Rosa — VII Uff. Gazzera.