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risposta del senato del regno al discorso della corona
stringe la destra ai confratelli suoi politici; e mettendo in comune con essi i molti interessi che a noi l’univano, gli affetti, le simpatie, le fraterne sorti inseparabili toglie ai nemici nostri l’ultima speranza d’infiacchirci con la discordia.
Il Senato è lieto della concorde volontà che a noi unisce le potenze governate da istituzioni alle nostre uniformi, o rette a popolo. Questo accordo di sentimenti e d’interessi spianerà le difficoltà che talvolta muovono dal conciliare la politica fiducia che quelli inspirano con la politica prudenza che questi impongono: difficoltà che il Governo ha sempre saggiamente superato.
La Spagna darà a noi e riceverà frutto condegno della rannodata politica amistà.
E il darà soprattutto l’Italia nostra, che madre amorevole vuole i figliuoli suoi forti e poderosi; madre saggia non riconosce altra forza che nell’unione compiuta di quelli fra i suoi popoli che primi affronteranno lo straniero nei giorni di nuovi pericoli. Unione di cui si ha un’arra preziosa nell’atto generoso e spontaneo dei popoli di Piacenza, che impazienti noi siamo di poter con le forme parlamentarie acclamare nostri politici fratelli. L’Italia è Nazione, è Patria. Nazione, essa segue il generale movimento europeo che ricompone le naturali e storiche associazioni, disordinate dalla moderna politica. Patria, fortifica il nostro braccio con la più santa delle umane carità e dà all’eroico nostro sforzo la rigidezza di un nobile orgoglio che si riscatta.
Che se mai a stabilire quella unità di dominio politico dovrà il Re promuovere le annunziateci mutazioni nella legge, il Senato, quantunque non tratto per ora ad alcuna precisa sentenza , dichiara ch’egli avrà unicamente in mira, nelle sue deliberazioni, la potenza della Corona, le libertà del popolo, la grandezza e la fortuna dell’Italia; non mai le prerogative personali comunicate ai suoi membri dallo Statuto, che ognuno è pronto deporre di tutto buon grado nelle mani del Re, dal quale al solo scopo e col solo desiderio di promuovere il maggior bene dello Stato e di tutta Italia, le ha ricevute.
Il Governo del Re si è presentato a noi col migliore degli auspici, franchezza d’intenzioni, vigoria di opere. La Nazione applaudì nei collegi elettorali alla sapienza del Re, che pose in mani così fide, cosi operanti il sacro deposito delle nascenti nostre instituzioni. Dov’è tanta fiducia, ogni previsione di disaccordo è fallace.
Allorchè si presenterà il bilancio finanziere per l’anno 1849, allorchè si proporranno i provvedimenti indispensabili a far fronte alle gravi spese cagionate dalle presenti condizioni del tempo e dalla diminuzione ordinata nel prezzo del sale, il Senato, non solamente porrà studio, ma anche impegno vivissimo perchè alla grandezza delle imprese rispondano mezzi, i quali, mercé i più ampi apprestamenti guerreschi, valgano a conseguire con le sole armi nazionali lo sgombramento dello straniero dall’ultima terra Italiana.
Faranno soggetto di seria. disamina per noi le leggi della civile processura; alle quali dee precedere l’annunziatoci ordinamento novello delle giudiziarie instituzioni, conformate rigorosamente al sistema costituzionale: perchè non può essere uniformità di giudizi, prima che le giurisdizioni eccentriche sieno ridotte ad unità di principio ed a corrispondenza di azione con la legge fondamentale.
Saranno del pari argomento di attenta discussione i progetti di legge, per mettere in armonia cogli ordini novelli politici le instituzioni municipali e provinciali; pel governo delle selve, per la riforma del Consiglio di Stato e soprattutto pel riordinamento di quella pubblica istruzione che è il palladio dei futuri nostri destini; perchè i lumi ugualmente e largamente distribuiti generano uniformità di pensieri e di giudizi.
Il Re commettendo a voi, Serenissimo Principe, l’alto officio di rappresentarlo, ha voluto che restasse a noi l’onore di vedere assiso nel Parlamento nazionale un Principe del Real suo sangue. Noi tutti sentiamo il pregio del rinunziare che voi feste in tal guisa alla partecipazione vostra in quelle guerresche fazioni, che furono sempre gloria immanchevole dell’illustre prosapia.
Ritorni a voi il glorioso padre vostro. Ritorni a noi il Sovrano amato, il Legislatore saggio, l’intrepido guerriero, padre pure a noi tutti. Ritorni col trionfo, con le acclamazioni dell’intera Patria, con l’ammirazione dell’Europa, con la devozione e la gratitudine degli antichi e dei novelli suoi fedeli, colla rivendicata indipendenza Italiana.