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RISPOSTA
DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
AL
DISCORSO DELLA CORONA
adottata nella seduta del 7 giugno 1848.
serenissimo principe,
I Deputati del Popolo porgono per mezzo Vostro, Nobile Rappresentante della Reale Corona, l’espressione dell’amore e della gratitudine della Nazione all’Augusto Monarca che, riconoscendone i diritti e secondandone i voti, la chiamò alla libertà ed alla indipendenza.
La Provvidenza, maturando i tempi, condusse la Famiglia Italiana ad assidersi nel consesso delle Nazioni libere e potenti. Il mutuo amore fra Principe e Popolo ci schiuse la via, la mutua fiducia ci assicura l’acquisto di questa nuova grandezza; e la storia scriverà che i popoli governati dal Re Carlo Alberto giunsero alla libertà, diritto imprescrittibile dei popoli, senza quelle commozioni che affissero altre parti di Europa.
Al grido della generosa ira Lombarda rispose lo slancio unanime della Nazione, il maraviglioso coraggio dell’Esercito, l’eroismo del Re e dei Principi Reali.
La bandiera tricolore che il Re spiegava fra gli applausi del popolo fu e sarà benedetta da Dio, perchè simbolo di una nazionalità dalla sua sapienza creatrice stabilita.
La Patria era profondamente commossa alle prove di valore de’ suoi figli; la fiducia nel supremo Capitano comprimeva l’ansietà che destavano i pericoli della guerra, e gli ostacoli d’ogni sorta che s’incontrano dai combattenti. La resa di Peschiera e la splendida giornata di Goito, che scompose le forze e recise le speranze del nemico, fanno oramai sicura l’Italia delle nuove sue sorti.
Confermata dalla vittoria e consacrata dal sangue dei prodi accorsi da ogni parte d’Italia, l’Unione e l’Indipendenza Italiana, niuno sarà che non consenta volonteroso ogni maniera di sacrificii; sorgeranno dalla terra Lombarda ordinate schiere a raddoppiare le file dei fratelli che stanno pugnando, e sarà irresistibilmente cacciato lo straniero che conculcava superbo, e feroce disertava le nostre contrade.
La Nazione è sicura che la flotta emulerà la gloria dell’Esercito, e, anelando a’ nuovi destini di cui sono arra le memorie del passato e la celebrata perizia dei nostri uomini di mare, non dubita che il Governo non prenda pensiero del militare commerciale naviglio, doppio elemento di prosperità e di potenza.
Sardegna, Savoia, Liguria, Piemonte non formano più che un solo popolo, che una sola famiglia. Piacenza, Parma, Guastalla, Modena e Reggio vollero associare le loro sorti alle nostre. Noi le accogliemmo in fraterno amplesso sperando, congiunti, in un più grande avvenire.
L’accordo delle opinioni e l’ardente amore di patria che infiamma gl’Italiani darà il nobile esempio di un popolo che, mentre si difende con egregio valore da’ forestieri nemici, si compone tranquillamente a sicura libertà riformando le sue leggi ed ordinando per tutto lo Stato quella Guardia Nazionale che fa già di sè buona prova, e sarà saldissima guarentia delle libere instituzioni. La Camera si rende certa che il Governo porrà la più operosa sollecitudine nel pronto armamento ed ordinamento di essa.
La Camera si rallegra delle simpatie delle Nazioni straniere che hanno con noi comuni le forme di governo, o che si reggono a popolo; e mentre ha ferma fiducia che l’Italia farà da sè, dichiara corrispondere colla più leale riconoscenza alle solenni dimostrazioni della Repubblica Francese verso l’Italia. Proclamando il principio di libertà e d’indipendenza, come sola base delle relazioni internazionali, fa voli che sia questa oramai la sola norma d’ogni diplomazia, e spera che il Governo sarà per scegliere fedeli e sagaci rappresentanti a promuovere quel salutare principio presso le estere Potenze especialmente presso quei Popoli che stanno rivendicando la propria nazionalità. Cosi, all’uscire dalla lotta presente, verrà assicurata all’Italia l’amicizia di tutti i Popoli della terra.
Intanto facciam plauso alle riannodate relazioni colla Spagna, lungamente da tutti desiderate, e della cui interruzione si doleva altamente la Nazione.
Il Popolo comprende la gravità della missione che accettò il Ministero in tempi difficilissimi, e siccome la pubblica guarentia riposa sopra la sincera risponsabilità del Governo, la rigenerazione della Patria sorgerà compiuta dal perfetto accordo dei poteri.
Il Bilancio sarà oggetto di coscienzioso esame e di ponderate deliberazioni. Non dubitiamo di trovare seguiti in esso i principii di un giusto sistema di finanza, che distribuisca equamente le imposte, che tenda ad esonerare le classi ridotte allo stretto vivere, e che mantenga una esatta economia del pubblico denaro, evitandone lo spreco in pensioni non meritate, in impieghi e stipendii superflui, in ispese non giustificate da un utile scopo. Sicura da questo lato, la Camera non ricuserà il suo voto a quelle maggiori gravezze che le straordinarie circostanze de’ tempi potranno richiedere, avuto anche riguardo alla diminuzione del prezzo del sale introdotta a sollievo del povero e ad incremento dell’agricoltura.
Molto fece il Re pel miglioramento della legislazione, ma ci gode l’animo che il Governo comprenda il molto che resta da farsi, onde, nelle disposizioni e nelle forme, le leggi, le instituzioni giudiziarie, colla pubblica salvaguardia dei Giurati, le Municipali e le Provinciali vengano poste in armonia cogli ordini politici e sociali felicemente inaugurati.