Pagina:Patria Esercito Re.djvu/100

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82 parte prima

“Non è possibile descrivere l’agitazione in cui ci trovammo tutti, anche per la responsabilità ch’io mi era assunta.

La sera prima della partenza l’amico venne a dare l’addio in casa mia. Pochi, pochissimi fidati amici, e tre o quattro signore. Il cuore di tutti batteva forte, per l’entusiasmo e la commozione. Finalmente suona mezzanotte!... E il momento degli addii.... abbracci, baci, auguri, benedizioni!

Mio padre, di soppiatto, fa scivolare nelle tasche del fuggitivo quattro o cinque napoleoni d’oro, e mia madre quattro paia di calze di lana... e quattro tavolette di cioccolatta. Oh, le mamme hanno talvolta delle idee piccine, che sono.... molto grandi!

Racconto anche questo particolare intimo perchè l’amico mio ha tanto talento, tanto spirito, che lo rammenta tuttora con singolare compiacenza.

Col primo treno per Camerlata, si parte in tre: il sottoscritto, l’amico, ed un altro giovanotto1 che io, in seguito a vivissime e fidate raccomandazioni, avevo accettato nella comitiva. — Eravamo ancora in inverno, e Milano era sepolta nella nebbia. — Giunti a Como, troviamo un tempo splendido, addirittura primaverile: le cime delle montagne, tutte bianche di neve, spiccavano sul cielo purissimo ed azzurro; il sole, brillando maestoso, ne avvolgeva in una atmosfera tiepida e quasi profumata.

Il battello a vapore ci doveva condurre a Cadenabbia: ma, per quanto si rimanesse tranquilli, e si facesse le viste di ammirare le belle sponde del Lario, avevamo già eccitato i sospetti di un Commissario di Polizia. Perchè convien sapere che ogni battello a vapore aveva sempre in quei giorni il suo bravo Commissario a bordo.

Guardandolo di sottocchi, lo vidi chiacchierare con qualcuno della ciurma, e capii subito che il tema del discorso erano i tre eleganti signori, i quali, in epoca affatto balzana, si davano il gusto di visitare il lago!

Giunti a Cadenabbia, mi abboccai con un vecchio e fidato ex-contrabbandiere, il quale s’incaricò di condurre i due compagni in Svizzera per il Monte Generoso, unico passo che presentasse probabilità di sfuggire alla vigilanza austriaca. Ma non assumeva responsabilità se non nel caso in cui all’indomani, per le 11 antimeridiane, i due si trovassero a un dato luogo, all’insù d’Argegno, nella Val d’Intelvi.

E la mattina seguente, alla 8, si parte per Argegno in un battello a tre rematori; ben inteso, nessun bagaglio, nè altro che potesse muovere sospetto: giunti ad Argegno vediamo due gendarmi che passeggiano in su e in giù lungo la riva e che adocchiano la nostra barca. — Ahi, si comincia male!... — pensai fra me.

  1. Era il giovane barone Cossa, che morì poi battendosi coi briganti.