Pagina:Patria Esercito Re.djvu/33

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agonia di una repubblica 15

batterie. Esso, appena giunto, mandò ai veneziani assediati un proclama, nel quale, dopo aver dichiarato che non parlava come guerriero, nè generale, ma — bontà sua! — come un padre amoroso; metteva davanti ai loro occhi le terribili conseguenze cui era dannata Venezia, ove persistesse nella lotta. E scriveva:


“Io sono arrivato dal mio Quartiere generale di Milano, per esortarvi l’ultima volta — l’ulivo in mano, se date ascolto alla voce della ragione, la spada nell’altra, pronta ad infliggervi il flagello della guerra fino allo sterminio, se persistete nella ribellione„.


E il Feld-maresciallo, scrivendo, a quel modo, intendeva parlare da padre amoroso!

Così, dopo aver concesso ai Veneziani le solite ventiquattrore di respiro, cioè fino alle ore 8 del mattino del successivo 6 di maggio, riassumeva in una specie di estratto Liebig — le seguenti condizioni:


“Primo: Resa piena, intera e assoluta.

Secondo: Reddizione immediata di tutti i forti, arsenali, ecc. ecc.

Il conte Radetzky
Il conte Radetzky.

Consegna di tutti i bastimenti da guerra, materiali e tutti gli oggetti di proprietà del pubblico Erario di qualsiasi sorta.

Terzo: Consegna di tutte le armi, tanto quelle appartenenti allo Stato, quanto ai privati.„

Poi, come concessione:

“Quarto: Permesso di partire da Venezia a tutte le persone che volessero lasciare la città, tanto da parte del mare quanto da quella di terra.

Quinto, finalmente: Perdono generale per tutti i semplici soldati e sott’ufficiali delle truppe di terra e di mare; aggiungendo che fino all’ora stabilita sarebbero cessate le ostilità.„


Alla, diremo così, paternale del Maresciallo, il Governo Provvisorio, in data del 5 maggio 1849, rispondeva: