Pagina:Pellegrino Rossi e la rivoluzione romana I.pdf/241

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capitolo quinto 233

di essere mai l’uomo dall’altissimo intelletto che egli fu, è tratto subito, li per li, dalla forza della logica, quasi inconsapevolmente, appena riferito il colloquio col Papa, è tratto a disperare della sua impresa. L’uomo religioso, pieno di scrupoli reverenti verso il Papa, tutto compreso d’ingenua devozione pel padre dei fedeli, non vuol parlare, non vuol far commenti, non vuol dir nulla; ma lo storico e il filosofo, scrupoloso cultore della verità, è costretto ad esprimere la sua disperazione: egli non isperava niente, ma operava come se sperasse tutto.

Il ministero Perrone-Pinelli, successo il 19 agosto al ministero Casati, non aveva ancora espresso menomamente il suo pensiero su quel disegno di lega il giorno 3 settembre; il giorno 3 settembre non era ancora giunto al potere in Roma Pellegrino Rossi; il ministro toscano Bargagli e il Granduca erano favorevolissimi a quel disegno; come dunque, perchè dunque il Rosmini, fino a quel punto del suo Commentario tutto pieno di speranza e di fiducia, proprio il 3 settembre, proprio dopo il colloquio avuto col Papa, diviene scettico e dispera?...

La cosa è evidente: perchè il Rosmini in quelle poche linee dice assai più di quel che volesse dire, e lo dice proprio con le sue riguardose reticenze, proprio coi suoi pietosi e ossequiosi sottintesi: Pio IX, oramai, era costretto a ingannar tutti.

Il 5 settembre giungeva in Roma al Marchese Pareto, ambasciatore sardo, il dispaccio del nuovo ministro degli esteri piemontese generale Perrone, in cui questi, sentendo come il governo del Re Carlo Alberto, sospinto dai popoli febbricitanti, sarebbe presto costretto a riprender la guerra, voleva stringere i panni addosso al Pontefice e chiedeva un nuovo progetto di lega in cui «esplicitamente si indicasse in qual numero d’uomini ed in quale specie d’armi sarebbe composto il contingente militare che somministrerebbe il governo pontificio, contingente che dovrebbe naturalmente esser pronto pel caso che scoppiasse di nuovo la guerra, come non è improbabile che accada»1.

Il ministro Perrone, da quel risoluto soldato che era, voleva venire al concreto, mentre il Papa voleva menare il can

  1. Dispaccio del ministro degli affari esteri Conte Perrone al Marchese Pareto, in data 1° settembre 1848, nel Commentario cit. del Rosmini, parte I, pag. 18. Cfr. con N. Bianchi, Storia della diplomazia, ecc., vol. VI, cap. I.