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capitolo quinto 245

abuti è la regola mia. Carcerazioni, esilii, deportazioni in via economica, sono fatti che un ministero non dee permettersi»1.

Nella lettera al Casoni, il quale lo aveva eccitato a giustificarsi dalle accuse che gli avversari della sua candidatura mettevano innanzi, a Bologna, diceva: «Or io, francamente, non sono uso a smentire maldicenze e non mi curo di cominciare oggi. Sarebbe certo per me un grande onore, un onore preziosissimo il rappresentare Bologna alla Camera, ma se dovessi procacciarmelo con giustificazioni, professioni di fede, dichiarazioni, spiegazioni, apologie, ecc., preferirei rinunciarvi»2.

Pellegrino Rossi fu eletto il giorno 9 ottobre 1848 con trentatre voti, sopra trentanove votanti, contro sei voti dati al suo oppositore Michele Accursi, in un collegio che noverava iscritti quattrocento trentotto elettori3.

Allorchè il 15 novembre si riaprì il Consiglio dei deputati la Commissione per la verifica dei poteri aveva già esaminata l’elezione del Rossi e aveva preparata la relazione per proporne l’annullamento, fondandosi sul fatto che, sebbene il decreto papale che concedeva al Rossi la cittadinanza romana fosse in data del giugno, essendo stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale soltanto il giorno 14 novembre, appariva chiaro che il giorno 9 ottobre, in cui il Rossi fu eletto dal li collegio di Bologna, egli non era naturalizzato regolarmente ancora, ed era quindi ineleggibile4.

Ma, frattanto, come io già accennai, e perchè era rilassata ogni fibra nell’ente governo, e perchè le provocazioni trentennali dei sanfedisti e dei centurioni erano ancora nell’animo dei più fieri settari, e perchè l’accesso febbrile delle passioni dava il farnetico alle anime più feroci, nelle Romagne e nelle Marche divenivano più frequenti gli omicidii proditori! per spirito di parte.


  1. Lettera di Pellegrino Rossi a Marco Minghetti da Roma, senza data, ma evidentemente dei primi di ottobre, nei Miei ricordi di M. Minghetti, vol. II, pag. 117, 118.
  2. Carlo Lozzi, art. cit.
  3. Dai verbali originali delle elezioni al Consiglio dei deputati dello stato romano nell’anno l848, esistenti in apposita busta all’Archivio di stato di Roma.
  4. G. Gabussi. Memorie cit., vol. II, pag. 211, 212.