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34 pellegrino rossi e la rivoluzione romana

tuale, altissimo estimatore di sè stesso, desideroso di gloria e, per ciò, ambizioso di eccellere e, per conseguenza logica, schifava il volgo e aspirava a penetrare e a sollevarsi nelle file dell’aristocrazia dell’ingegno e delle opere; tanto più che, a separarsi dal volgo e a salire in alto, lo spingevano tendenze aristocratiche naturali ed istintive, e delle quali tanti segni evidenti occorrono nelle vicende della sua vita. A contrapposto di questa sovrabbondanza d’alterezza, che spesso degenerava in manifesto orgoglio. Pellegrino Rossi, che fu pur sempre uomo di grande integrità e di probità indiscutibile e indiscussa, ebbe manchevolezza di affettività e, per quel suo fare chiuso ed altezzoso e per quella impassibile durezza di fisonomia, anche minore espansività ed affabilità; onde a lui vennero meno quei due potenti mezzi che hanno gli uomini per accattivarsi la benevolenza e la simpatia della gente. Per il che si fece generale l’opinione che Pellegrino Rossi fosse duro, insensibile, egoista; opinione la quale si rispecchia anche negli scritti più benevoli che lo riguardano.

Lo Cherbuliez, che è così caldo e deciso ammiratore dell’illustre carrarese, dopo avere affermato più volte che «Pellegrino Rossi era naturalmente disdegnoso, caustico, frondeur, originale nelle sue minime azioni», soggiunge «che aveva diritto di esserlo, perchè si sentiva alto, era in alto e guardava dall’alto1.

«Forse, per dir tutto, il Rossi contribui egli stesso a richiamare l’impopolarità sulla sua testa, con le arie di arroganza e di sdegno troppo poco dissimulate verso avversari che disprezzava. Quest’uomo, pur così sagace, non aveva nella sua persona niente di quell’affabilità e di quella bonomia che dovevano in appresso contribuire alla potenza e alla popolarità del conte di Cavour. Egli imponeva, non attraeva»2.

Un altro suo autorevole e amoroso biografo, dopo avere parlato della giovinezza e dei primi passi scientifici e politici del Rossi, nota che egli era «tipo più curioso ancora di uomo, a volta a volta entusiasta e freddo, audace e sensato, appassio-

  1. A. E. Cherbuliez nella Bibliothèque Universelle, nel ricordato articolo dell’anno 1849. Cfr. col De Puynode, il quale, nel citato articolo del Journal des Economistes, afferma di avere udito ripetere dal Rossi questa opinione «che gli uomini superiori - fra i quali» - nota il De Puynode - egli aveva ragione di annoverarsi - sono adatti a tutte le cose».
  2. H. Baudrillart, art. cit.