Pagina:Pellegrino Rossi e la rivoluzione romana I.pdf/44

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
36 pellegrino rossi e la rivoluzione romana

tosto che elegante, Pellegrino Rossi era nel fisico come nel morale rigido e bilioso. Pieno di spirito, dotato di squisitezza di senso e di rara penetrazione, conoscendo tutte le fibre del cuore umano, la freddezza del suo sorriso, l’ironia del suo sguardo, il disdegno del suo gesto gli avevano procurato tanti nemici quanti l’altezza della sua fortuna politica. Di intelligenza sottile e forte, di carattere appassionato, padrone di sè stesso, di una finezza che nondimeno escludeva l’ipocrisia, improvvisatore conciso, oratore affascinante, egli attraeva con la poesia della sua parola e persuadeva pel vigore della sua argomentazione». E, dopo avere parlato delle sue qualità di uomo di stato ed avere affermato che, a Roma, nel 1846, egli era tornato alla religione, soggiunge: «Modesto e semplice di cuore nei suoi rapporti con Dio tanto, quanto era fiero e superbo nelle sue relazioni con gli uomini, egli amava isolarsi nella preghiera, confondersi in mezzo alla folla, la domenica, per assistere oscuramente nascosto, per così dire, nell’ombra della chiesa, ai misteri del sacrificio divino»1.

Un altro storico, ugualmente devoto alla causa del papa, dopo avere parlato di tutte le belle e rare doti di Pellegrino Rossi, soggiungeva; «Senonchè, volendo essere imparziali, diremo che mancavagli per natura l’amabilità del tratto. Non già che egli non sapesse usare dell’amabilità a tempo e luogo, ma per progetto e per necessità di posizione, più o meno piegandola secondo l’esigenze della diplomazia. Vi si vedeva insomma quel non so che di calcolato e fittizio, ma non naturale e spontaneo. Era duro, orgoglioso, taciturno. Sentiva troppo di sè e mal sapeva dissimularlo. Non era espansivo e non incoraggiava gli altri ad esserlo con lui. Era insomma quasi generalmente impopolare e antipatico: e questa non è piccola cosa»2.

Il Minghetti, altro estimatore e laudatore del Rossi, favellando dei giorni in cui egli lo avvicinava, nel 1844, a Parigi, afferma che «in lui gli pareva scorgere una mente dirittissima

  1. A. Balleydier, Histoire de la révolution de Rome, ecc., Genève, Librairie européenne, 1851, tomo I, pag. 205.
  2. G. Spada, Storia della rivoluzione di Roma, Firenze, stabilimento di G. Pellas, 1809, vol. II, cap. XVII, pag. 410. Cf. G. Pasolini, Memorie raccolte da suo figlio, Imola, Galeati, 1880, cap. VIII, pag. i:i9-140.