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candela, aver preso ad ardere come facella quel duro sasso al cospetto degli attonilt riguardanti, i quali a tal vista, cominciarono ad aggiustar a’ detti di Paolo quella fede, che avean dianzi negata, e tosto si convertirono alla Religione di Cristo.[1]
Cosi racconta il fatto il nostro concittadino Fra Bernardino da Reggio Cappuccino,[2] il quale nel 1593 scrisse un’operetta col titolo De origine Civitatis Reginœ, nella quale, parlando, della venuta di S. Paolo a Reggio, al Cap. 9. dice: Nec pretereundum duxi, quod S. Apostolus marmoreœ cuidam culumnœ innixus in hac nostra patria effecerit. Nam cum Dei verbi senien genfibus prædicaret, nec ipsum ab
- ↑ Vedi alla nota 2.a in fine con bellissimi versi dipinti l’arrivo, lo sbarco, e la predicazione dell’Apostolo in Reggio, non che il miracolo della colonna.
- ↑ Fra Bernardino da Reggio dell’antica e nobile famiglia Molizzi, chiaro per eloquenza ed acume d'ingegno: tanto che veniva chiamato il Giorgio; studiò in Brescia sotto Francesco Licheto, ed ottenne la laurea dottorale nell’Università di Parigi. Scrisse molto in Filosofia ed in Teologia. Delle sue opere, oltre al suddetto MS. che il Morisani dicea esistere presso di lui, non conosciamo che la sola, la quale ha per titolo Commentaria in librum primum scripti exoniensis Ioannes Duns Scoti; della quale fa parola il dotto Vaddingo. Conosceva anche profondamente il Molizzi le lingue Latina, Francese e Spagnola.