comunque onorarsi, cercai di render piene le brame di lui: e conducendolo al maggior Tempio di nostra Città, procurai che venisse offerta ai suoi sguardi quella parte della prodigiosa reliquia, la quale è infino a noi pervenuta. Di là dipartendoci, ei prese a farmi cento interrogazioni intorno alla dimora e alla predicazione del Santo Apostolo in Reggio; facendo al tempo stesso trasparire nei suoi parlari qualche dubbio sull’una e sull’altra. Fu allora, che con quel poco che da me sapeasi, cercai convincerlo della verità di questi punti di nostra Storia, ed egli cortese qual’era, fe vista di arrendersi alle mie pruove; ma io in quella occasione ben’ebbi ad accorgermi quanto sia indispensabile non solamente non ignorare, ma bensì profondamente studiare tutto che riguarda la Storia del proprio Paese: e spezialmente ciò che in essa può aver relazione con una Storia più interessante e più vasta, qual’è quella del Cristianesimo. Però fin da quel dì volsimi a cercare, quanto fu mio potere, notizie su tal proposito: e se vennemi fatto rinvenirne non poche, debbo saper grado alla gentilezza dell’ottimo, non è guari a noi mancato, Sig. Arcidiacono Paturzo, che mi concesse il MS. del chiarissimo Cantor Morisani Reggino sugli Atti del Martirio di S. Stefano Primo Vescovo di Reggio nel quale trovai larghissima copia di notizie opportune al mio assunto, e che mi valsero tant’oro nell’impresa di scrivere su questo argomento così importante per la Storia della nostra Chiesa.