Pagina:Pensieri di uomini classici sulla lingua latina.pdf/18

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Giovenale
ed egli
Lucrezio

e Petrarca

Lucano


e Petrarca

Ardeat ipsa licet tormentis gaudet amatis
Talor si pasce degli altrui tormenti.
Nonne vides etiam guttas in saxa cadentes
Humoris longo in spatio pertundere saxa?
Che poco umor già per continua prova
Consumar vidi marmi e pietre salde.
Jacet aggeribus niveis informis et alta
Terra gelu late........
Quâ sol pallescens haud unquam discutit umbras,
Una parte del mondo è che si giace,
Ma sempre in ghiaccio ed in gelate nevi
Tutta lontana dal cammin del sole
Là sotto i giorni nebulosi e brevi.

E notate che trecento e più luoghi io trovai dove il Petrarca non dai versi solo, ma dalle sentenze de’ prosatori latini seppe cavare vantaggio come da Cicerone cedo fortunæ et manum attollo:

Or lasso alzo la mano e l’arme rendo:
e da Seneca Misericordiæ genus est cito occidere
Un modo di pietà è occider tosto:

e da Lucio Floro: Ut victor Romanus de cruento flumine non plus aquæ biberit quam sanguinis:

....... Quando assetato e stanco
Non più bebbe del fiume acqua che sangue.

Che dirò poi di quel Grande che cantò

Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori,
Le cortesie, l’audaci imprese.....

di Lodovico Ariosto vero esempio di Omero, anzi della natura, come chiamavalo Monti? Egli per giudizio di Torquato Tasso non d’altronde se non dalla lunga pratica degli eccellenti Scrittori Latini, acquistò un esatto gusto del buono e del bello, ed arrivò a quel segno nel poetare eroicamente a cui nessun mo-