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Pagina:Per il testo della Divina Commedia Barbi, 1891.djvu/44

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vuol dire; e specialmente nel nostro caso, dove anche l’esame dei codici nella loro parte esteriore ci porta a presumere una grande affinità di lezione fra essi: ma per codici di mani diverse, e scritti in tempi diversi, sarebbe prudente dall’accordo di un centinaio e mezzo di varianti cosí comuni dedurre l’identità o quasi degli altri quattordicimila versi della Commedia? Del resto, anche nel nostro caso io dubito molto che possa ascriversi al gruppo Strozziano il codice Laurenziano XL, 16. Se la ragione di tutti o di parte almeno dei gruppi che potranno farsi di questi Danti del Cento (dato che l’amanuense trascrivesse «da copie fatte da lui stesso, e perciò leggermente, ma successivamente, modificate») sarà da trovare in un maggior accordo che sia per essere fra codici scritti in tempi piú vicini, ben so che non si potranno stabilir confini molto precisi tra l’un gruppo e l’altro. E so pure che dei codici del Cento che, secondo me, non appartengono al gruppo Strozziano, il Laurenziano XL, 16 è quello che piú gli s’avvicina; ma da un esame piú largo dei mss. Barberiniani apparirà dover



    (Inf. V, 59) è tanto comune nei testi, che sugger dette si trova appena; piú dalla carne e men da’ pensier è stata notata dal Moore in circa 200 mss., mentre la variante men.... piú in soli 4. Lo stesso, o presso a poco, ho ragioni per credere debba avvenire in: Inf. VI, 31 (facce lorde, var. foci o fauci); VII, 15 (fiera, var. bestia); XIV, 3 (fioco, var. roco); XIV, 87 (negato, var. serrato); XV, 121 (rivolse, var. partí); XXX, 31 (tremando, var. tirando); Purg. X, 120 (si picchia, var. si nicchia); XVII, 112 (dividendo, var. procedendo); XXIII, 49 (contendere, var. attendere, intendere); XXVII, 66 (basso, var. lasso); Par. VIII, 62 (Catona, var. Crotona); IX, 10 (fatture empie, var. fatue ed empie); XI, 111 (meritò, var. acquistò); XVI, 94 (porta, var. poppa).