Vai al contenuto

Pagina:Per il testo della Divina Commedia Barbi, 1891.djvu/55

Da Wikisource.

— 49 —

codice apparisce piú probabile; e agli studiosi di Dante rimane pur troppo ancora il peso di fissare le relazioni dei Danti del Cento coll’autografo dantesco per mezzo di raffronti larghi e minuti di tutti i mss. della Commedia.

A proposito de’ quali ulteriori studî sul testo del Poema mi sia lecito d’aggiungere qui che queste mie ultime indagini sui mss. danteschi m’hanno confermata la necessità ch’io cercai dimostrare nel precedente articolo, e sulla quale ho anche insistito nel corso di questo: a voler giungere a risultati sicuri, tanto nel fissare colla maggior precisione desiderabile le famiglie dei testi a penna, quanto nello stabilire le relazioni tra esse famiglie, gli spogli devono essere non parziali, ma generali. Con che non intendo disconoscere l’utilità di uno spoglio anche ristretto di luoghi opportunamente scelti, in quanto potrà offrire qualche lume a proceder con piú ordine nello studio ulteriore e compiuto dei mss.; e ben ha fatto la Società dantesca italiana a proporre quel suo Canone di 400 passi,[1] tanto piú che

    piú che nulla mantovana — Al v. 34 del c. XXVIII della stessa cantica l’autografo doveva leggere coi piè ristetti e con li occhi passai; la lezione del Braidense coi pie e con li occhi ristretti passai suppone necessariamente che testi intermedii recassero coi pie ristrecti e con li occhi passai; e ciò avviene infatti nei codici Laurenziano XL, 16 e Marciano Zanetti LI. Cosí dall’originale per quello che Cliò teco li tasta (Purg. XXII, 58) appare essersi giunto a per quel che li creo teco li tasta dopo almeno un primo cambiamento di Clio in crio (Laurenz. XL, 35); e da e urania (Purg. XXIX, 41) a e ora me dopo equivoci successivi come euranie, eurame (Trivulziano 1048, Laurenziano XL, 12 e XL, 15).

  1. A. Bartoli, A. D’Ancona, I. Del Lungo, Per l’edizione critica della «Divina Commedia» (Nel Bullettino della Società dantesca italiana n. 5-6, settembre 1891, pp. 25-38).