Pagina:Perini - Trento e suoi contorni, 1868.djvu/97

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terragna pendono le alabarde usate nella battaglia di Calliano fra il Comune di Trento e quello di Venezia, ed altri arnesi di guerra qui trasferiti dal castello dinastiale di Belfort di proprietà de’ medesimi conti. Una serie di stanze contigue dipinte con molto brio, copiose di luce, adorne d’un mobigliare che al gusto antico unisce l’eleganza del presente, c’invitano ad approfittare dell’agiatezza e dell’aria balsamica che spira in quel giocondo ridotto. A ogni finestra si affacia un nuovo paesaggio, di modo che la stessa natura pare che si compiacia di abbellire quel prediletto soggiorno. Ne vi mancano gli allettamenti delle arti. Si ammira una Madonna col bambino Gesù dipinta sul legno in campo dorato ritenuta anteriore alla scuola di Giotto, parecchie incisioni in rame molto apprezzate di Giacomo Frey, un rame di Roma di non comune grandezza côlto a volo d’uccello dal colle Gianicolo Fra i molti ritratti di famiglia antichi e recenti avvene un bellissimo del celebre Lampi annaunese, e si notano alcuni dipinti sul vetro e sulla carta pergamena. Però lo spettacolo più sorprendente si presenta sulla specula sovrastante al palazzo, che tutta signoreggia la Valle dell’Adige. L’occhio accompagna desideroso la ghirlanda de’ monti che chiudono la valle, e contempla quelle punte, quei seni, quelle vallette tortuose, que’ tremendi gioghi che ricordano tante lontane memorie e mostrano una sembianza a noi cara quanto il volto d’un amico. Poi si passa a osservare più sotto la graduazione de’ colli sparsi di caseggiati fra i quali spiccano i tre dossi di Trento, il Verruca, S. Agata e S. Rocco, e possiamo contare venticinque ville che si annidano nelle più pittoresche situazioni. Il vecchio Mariani nota nella sua cronaca che Povo fu ab antico l’Arcadia di Trento, ove i cittadini si spassano in autunno peregrinando pei boschi e pe’ campi in libera vita. Da questa specula ap-