Pagina:Pertusati Teodoro Della scienza e di Cesare Beccaria 1870.djvu/36

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affetti che non hanno direttamente per obbietto la prosperità comune.

Tali, a parer mio, sono i più considerevoli errori, dei quali è facile a noi, oggi, dopo tanto incremento della scienza e tanta trasformazione delle leggi e de’ costumi, il muovergli un rimprovero. Ma a chi ricordi lo stato della legislazione a’ suoi dì, a chi rammenti le opinioni di que’ dottissimi, tali difetti sono appena nei; perocchè è vietato a colui che fonda una nuova scienza il condurla egli stesso alla perfezione. Noi ce lo sappiamo: la scienza è il risultamento dell’opera di molti, l’età moderna dischiuse la via al Beccaria, egli aperse l’adito ad altri. Tutte si studiarono le ipotesi che potessero dimostrare legittimo il diritto di punire. Ricorse Bentham alla pubblica utilità, dottrina che fu in vario modo professata a’ nostri dì da numerosa schiera di pensatori ed in fra gli altri da A. Gabelli; Romagnosi alla difesa pura del Beccaria sostituì più sottilmente una difesa indiretta, opinando che la pena s’infliggesse in tal misura da rattenere ciascuno all’imitare l’esempio del reo; similmente Feuerbach punisce i rei per spaventarli, Grothman per prevenirli, Scheider per riparare all’offesa ricevuta dalla società, Luden per trarne vendetta, altri per altre ragioni sociali. Molti tuttavia pensarono che l’umana giustizia diventi ingiusta, quando non metta radice in alcun principio che non muti col mutar delle opinioni umane; invocarono pertanto taluni l’intervento di Dio, del quale vollero ministra la società; se ne