Pagina:Petrarca - Le cose volgari, Aldo, 1501.djvu/11

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Voi; ch'ascoltate in rime sparse il suono
   Di quei sospiri, ond'io nudriva il core
   In sul mio primo giovenile errore,3
   Quand'era in parte altr'uom da quel, ch'i sono;
Del vario stile, in ch'io piango et ragiono
   Fra le vane speranze e'l van dolore;6
   Ove sia, chi per prova intenda amore
   Spero trovar pietà, non che perdono.
Ma ben veggior, si come al popol tutto9
   Favola fui gran tempo: onde sovente
   Di me medesmo meco mi vergogno:
Et del mio vaneggiar vergogna è 'I frutto,12
   E 'l pentirsi, e 'l conoscer chiaramente
   Che quanto piace al mondo è breve sogno»

Per far una leggiadra sua vendetta,15
   Et punir in un di ben mille offese
   Celatamente amor l’arco riprese
   Com’uom, ch’a nocer luogo et tempo aspetta.18
Era la mia uirtute al cor ristretta;
   Per far ivi et ne gli occhi sue difese,
   Quando 'l colpo mortal la giu discese,21
   Ove solea spuntarsi ogni saetta.
Pero turbata nel primiero asalto
   Non ebbe tanto ne vigor ne spatio,24
   Che potesse al bisogno prender larme;
O vero al poggio faticoso et alto
   Ritrarmi accortamente da lo stratio;27
   Del qual oggi vorrebbe, et non po aitarme.

a ii