Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/132

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120 nella terra dei santi e dei poeti

scana o del rimbombo romano, nè della sfumata fierezza umbra: è qualcosa che non saprei definire, ma sento di definire bene dicendo: “È la lingua di Giacomo Leopardi!„ Questo popolo fu il segreto testo classico su cui egli studiò. Eppure quelle parole mi facevano l'effetto di qualcosa che sornuota ad un naufragio; qualcosa che decade e non rinascerà più!

E così ogni tanto ci si presentava qualche figura di donna, che parea fusa nel bronzo, con certe linee di statue antiche. Anche nell'andare aveano qualche cosa di dignitoso e di composto come la materiale aristocrazia di una stirpe di cui l'anima è già svanita.

“Sciocchezze tutte le vostre - mi avrebbero potuto rispondere gli uomini e le cose - e stanno soltanto nel cervello di voi. Il vostro compagno non pensa a questo, e anche gli altri ciclisti hanno costume, prima, di bere un boccale all'osteria del ponte, poi fanno a chi regge più in sella per la costa. Ieri poi ci passò in carrozza una coppia di innamorati e trovarono che tutto era allegrissimo e giovanissimo. Emendatevi: il vino dell'Aspio in voi si è mutato in negri fantasmi. „ Ma io seguii questi miei fantasmi.

- Perchè lassù - accennavo Recanati -