Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/139

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Leggende sul Leopardi 127


La mente del villano prese l'idea e le labbra infine l'espressero. Disse:

- Leopardi era uno della società (intendi, o almeno io così intesi, società liberale, carbonara o massonica) che una volta, quando c'era il papa qui, a Napoli un altro re, i Tedeschi in un altro sito, ha indovinato il Comando (Governo) di adesso. Andò in Parlamento, parlò e fece l'Italia. Siccome poi è avvenuto quello che pensava lui, così adesso gli fanno le feste, avete capito? Ma era, che m'intendiate, un uomo di studi, uno studiante, mica un c....

Altre cose aggiunse il villano: cioè che nella stanza del palazzo dove è nato v'è prima un pavimento d'oro, poi d'argento e poi di ferro: - a noi - disse - non ci fanno veder niente perchè siamo villani, ma se andate voi, chissà che non vi facciano vedere.

Aggiunse ancora che è morto a Napoli avvelenato dai preti: che i preti gli fecero un gran pranzo e gli dissero di pentirsi e rimangiarsi tutto quello che avea detto e che avea scritto. Ed egli rispose: quello che ho detto ho detto, quello che ho scritto ho scritto! Allora gli domandarono di che morte voleva morire. Egli disse: mettete il veleno nella minestra. Essi fecero come lui avea dettto, e a