Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/284

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272 la bicicletta di ninì

bero dovuto, parevano dire: “importuno, lasciaci dormire: non sai tu che vegliamo tutto il santo dì per voi, mala gente?„ Anche la luna era diventata noiosa, ma tanto! la luna piena, la quale prima gli era apparsa come auspicio di felice e più facile viaggio. Se fosse stato buio, meglio: avrebbe con la lampadina veduto più distintamente la via e non avrebbe veduto tutto quel confuso languore biancastro, come un mare di ombre. La luna era lassù, in mezzo al cielo. Chi può dire che la luna non abbia il naso, gli occhi e la bocca? Ma ha il naso rincagnato, gli occhi stupidi, e la bocca sgangherata con un viso mezzo sciocco e mezzo maligno. A lungo andare tutte queste idee fantastiche che tornavano come per dispetto mentre la ragione le voleva mandar via, finirono questa volta per formarne una che avea parvenza di idea concreta: “che abbia smarrito la via? che abbia imboccato un'altra strada„?...Le piante parevano indicarselo l'una all'altra, malignamente: “ecco, passa, è passato, fagli sbagliar la via„! I tronchi immobili fuggivano indietro, eppur quella incresciosa fila di piante non finiva mai: “ecco passa, zitto, zitto: ha sbagliato la via„!

Con uno sforzo di volontà riuscì a frenare