Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/204

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
188

nove anni dopo nell’Italia. Questi furon quelli, che invogliarono i loro compagni ad impossessarsi di essa descrivendo il dolce clima, e la fertilità di essa. Necessariamente come prattici de’ luoghi tornarono in Suasa, in Sentino, e nelle altre città vicine, e poscia si stabilirono in Benevento sotto Zottone loro capo: Faroaldo si fissò in Spoleto, che era stata rovinata da’ Goti, e rifatta da Narsete, e ne fu il primo Duca. Essendo stato ucciso Alboino in Verona nel 573 pel maneggio della sua Consorte Rosemonda, che giurò la sua rovina, quando egli riscaldato dal vino voleva costringerla a bere in una coppa incassata in oro fatta col teschio di Cunimondo di lei Padre, che Alboino aveva privato del regno, ed ucciso, gli succedette Clefo, Pagano di religione, guerriero al pari di Alboino, ma avaro e sanguinario. Trattò crudelmente i vinti, cacciando i nobili dalle lor patrie, e facendo morire i ricchi per impadronirsi de’ loro beni. Essendosi reso odioso a’ suoi proprj sudditi, fu assassinato da uno de’ suoi domestici dopo diciotto mesi di regno. Dopo la di lui morte i Signori Longobardi si resero indipendenti, e divisero il terreno, che avevano conquistato in Italia, in trenta sei ducati. Se un buon Re è un raro dono del cielo, che cosa poteva aspettarsi da trentasei Barbari, nodriti negli orrori della guerra, e che non prendevano legge d’altronde, che dal loro brando? Divenuti tiranni nel medesimo tempo, che Sovrani, cominciarono dal distruggere quello, che rimaneva di ricchi abitanti, e ridussero gli altri all’indigenza. Null’altro si vide indi a poco d’intorno ad essi, che Città rovinate, Fortezze atterrate, Chiese, e Monasteri inceneriti, e campagne abbandonate. La nostra Italia non era più, che un deserto, i borghi, ed i villaggi per l’addietro così popolati più non servirono, che di covile alle fiere. S. Gregorio Papa, che morì nel 604, così piangendo diceva1 Mox effera Longobardorum gens in nostram cervicem grassata est... depopulatae urbes,


  1. Dialog. lib. 3. c. 38.