Pagina:Piola - Lettere di Evasio ad Uranio.djvu/20

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
14

fanale quanto vogliasi grande; ma se quel fanale ingrandito enormemente, non è più terrestre, ma celeste, se è il sole: ecco la contraddizione è svanita. Colui poi che ci spaccia non trovarsi mai nelle matematiche queste apparenze di contraddizione, dà a divedere che non le conosce. Io fra mill’altri citerò quel solo paradosso scoperto pel primo dal Torricelli nello spazio asintotico d’un’iperbola equilatera Apolloniana, il quale quantunque veramente infinito, se si ravvolge intorno all’asintoto genera un solido finito e commensurabile, che eguaglia un cilindro retto avente tanto per altezza, come per raggio la potenza dell’iperbola. Quest’è quel paradosso, che il celebre Gregorio Fontana chiama uno de’ più strani e singolari, e di cui così scrive il chiarissimo Cametti sulla fine del suo bel trattato di sezioni coniche. „Hoc autem etsi ob evidentissimam demonstrationem nullae dubitationi obnoxium esse queat, incomprehensibile tamen est, neque imperitis Geometriae persuaderi ullo modo poterit. Quare discant increduli non ideo religionis nostrae sacrosancta Mysteria aspernari, et inter fabulas reputare, quod comprehendi et intelligi a nobis non valeant.„ Quanto poi al resto dell’obbiezione, cioè esservi degl’intelletti, i quali si rifiutano ad alcune verità della