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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume III - La rallegrata, Verona, Mondadori, 1955.pdf/134

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130 luigi pirandello


— Non esagereremo, no! — gli aveva risposto dentro il demonio. — Sta’ pur sicuro che non eccederemo. Codesti pastorelli con le fiscelline di ricotta e i panierini d’uova e il cacio raviggiolo sono un caro scherzo, chi lo può negare? cosí in cammino tutti verso la grotta di Bethlehem! Ebbene, resteremo nello scherzo anche noi, non dubitare! Sarà uno scherzo anche il nostro, e non meno carino. Vedrai.

Cosí il signor Daniele s’era lasciato tentare dal suo demonio; vinto soprattutto da questa capziosa considerazione: che cioè sarebbe restato nello scherzo anche lui.

Venuta la notte di Natale, appena il signor Pietro Ambrini con la figlia e i nipotini e tutta la servitú si recarono in chiesa per la messa di mezzanotte, il signor Daniele Catellani entrò tutto fremente d’una gioja quasi pazzesca nella stanza del presepe: tolse via in fretta e furia i re Magi e i cammelli, le pecorelle e i somarelli, i pastorelli del cacio raviggiolo e dei panieri d’uova e delle fiscelle di ricotta — personaggi e offerte al buon Gesú, che il suo demonio non aveva stimato convenienti al Natale d’un anno di guerra come quello — e al loro posto mise piú propriamente, che cosa? niente, altri giocattoli: soldatini di stagno, ma tanti, ma tanti, eserciti di soldatini di stagno, d’ogni nazione, francesi e tedeschi, italiani e au-