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Prima che Fabio Feroni, non più assistito dal senno antico, si fosse indotto a prender moglie, per lunghi anni, mentre gli altri cercavano un po’ di svago dalle consuete fatiche o in qualche passeggiata o nei caffè, da uomo solitario com’era allora, aveva trovato il suo spasso nel terrazzino della vecchia casa di scapolo, ove, tra tanti vasi di fiori, eran pur mosche assai e ragni e formiche e altri insetti, della cui vita s’interessava con curiosità e con amore.
Si spassava sopratutto assistendo agli sforzi sconnessi d’una vecchia tartaruga, la quale da parecchi anni s’ostinava, testarda e dura, a salire il primo dei tre gradini per cui da quel terrazzo si andava alla saletta da pranzo.
— Chi sa, — aveva pensato più volte il Feroni, — chi sa quali delizie s’immagina di trovare in quella saletta, se da tant’anni dura questa sua ostinazione! —
Ecco, riuscita con sommo stento a superare l’alzata dello scalino, quando già poneva su l’orlo della pedata le zampette sbieche e raspava disperatamente per tirarsi su, tutt’a un tratto perdeva l’equilibrio, ricadeva giù riversa su la scaglia rocciosa.
Più d’una volta il Feroni, pur sicuro che essa, se alla fine avesse superato il primo, poi il secondo, poi il terzo scalino, fatto un giro nella saletta da