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| 144 | Novelle per un anno. |
pranzo, avrebbe voluto ritornare giù al battuto del terrazzo, l’aveva presa e delicatamente posata sul primo scalino, premiando così la vana ostinazione di tanti anni.
Ma aveva con maraviglia sperimentato che la tartaruga, o per paura o per diffidenza, non aveva voluto mai profittare di quel suo ajuto e, ritratte la testa e le zampe dentro la scaglia, se n’era per un gran pezzo rimasta lì come pietra, e poi, pian piano voltandosi, s’era rifatta all’orlo dello scalino, dando segni non dubbii di volerne discendere.
E allora egli l’aveva rimessa giù; ed ecco poco dopo la tartaruga riprender l’eterna fatica di salir da sè quel primo scalino.
— Che bestia! — aveva esclamato il Feroni, la prima volta.
Ma poi, riflettendoci meglio, s’era accorto d’aver detto bestia a una bestia, come si dice bestia a un uomo.
Infatti, le aveva detto bestia, non già perchè in tanti e tanti anni di prova essa ancora non aveva saputo farsi capace che, essendo troppo alta l’alzata di quello scalino, per forza, nell’aderirvi tutta verticalmente, avrebbe dovuto a un punto perder l’equilibrio e cader riversa; ma perchè, ajutata da lui, aveva ricusato l’ajuto.
Che seguiva però da questa riflessione? Che, dicendo in questo senso bestia a un uomo, si viene a fare alle bestie una gravissima ingiuria, perchè si viene a scambiare per stupidità quella che invece è probità in loro o prudenza istintiva. Bestia si dice a un uomo che ricusa l’ajuto, perchè non par lecito pregiare in un uomo quella che nelle bestie è probità.
Tutto questo in generale.