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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IX - Donna Mimma, Firenze, Bemporad, 1925.pdf/156

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146 Novelle per un anno.

vale agli effetti quella d’un uomo da un campanile? Oltre che la modestia delle aspirazioni, se mai, avrebbe dovuto far giudicare più crudele quel giochetto del caso. Bel gusto, difatti, prendersela con una formica, cioè con un poveretto che da anni e anni stenta e s’industria in tutti i modi a tirar su e ad avviare tra ripieghi e ripari un piccolo espediente per migliorare d’un poco la propria condizione; sorprenderlo a un tratto e frustrare in un attimo tutti i sottili accorgimenti, la lunga pena d’una speranza pian pianino condotta quasi per un filo sempre più tenue a ridursi a effetto!

Non sperare più, non più illudersi, non desiderare più nulla; andare innanzi così, in una totale remissione, abbandonato del tutto alla discrezione della sorte — l’unica sarebbe stata questa: lo capiva bene, Fabio Feroni. Ma, ahimè, speranze e desideri e illusioni gli rinascevano, quasi a dispetto, irresistibilmente: erano i germi che la vita stessa gettava e che cadevano anche nel suo terreno, il quale, per quanto indurito dal gelo dell’esperienza, non poteva non accoglierli, impedire che mettessero una pur debole radice e sorgessero pallidi, con timidità sconsolata nell’aria cupa e diaccia della sua sconfidenza.

Tutt’al più, poteva fingere di non accorgersene; o anche dire a se stesso che non era mica vero ch’egli sperava questo, desiderava quest’altro; o che si faceva la più piccola illusione che quella speranza o quel desiderio potessero mai ridursi a effetto. Tirava via, proprio come se non sperasse nè desiderasse più nulla, proprio come se non s’illudesse più per niente; ma pur guardando, quasi con la coda dell’occhio, la speranza, il desiderio, l’illusione soppiatta, e seguendoli serio serio, quasi di nascosto da se stesso.