| Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
| XIII. — Paura d’esser felice. | 149 |
positi. Non s’immaginavano che una ben più grande sorpresa li aspettava al ritorno dal viaggio di nozze.
Dov’era la casetta, il nido già apparecchiato da tempo e descritto con tanta minuzia? Dov’era? Nel sogno che Fabio Feroni destinava, come tutti gli altri, al caso, perchè si spassasse a distruggerglielo a sua posta con qualcuna delle sue improvvise prodezze. Là, in due camerette ammobigliate, scelte lì per lì in treno, ritornando da Napoli, tra le tante disponibili negli annunzi d’affitti di un giornale, si vide condotta Dreetta appena giunta a Roma.
L’ira, l’indignazione questa volta ruppero tutti i freni finora imposti dalla buona creanza e dalla poca confidenza. Dreetta e i parenti gridarono all’inganno, anzi peggio, all’impostura. Perchè mentire così? far vedere una casa apparecchiata di tutto punto, piena di tutti i comodi, perchè?
Fabio Feroni, che s’aspettava quello scoppio, attese paziente che le prime furie svaporassero, sorridendo contento di quel suo martirio, e cercandosi con le dita nelle narici qualche peluzzo da tirare.
Dreetta piangeva? i parenti lo ingiuriavano? Era bene, era bene che fosse così, per tutta la gioja ch’egli aveva or ora goduta a Napoli, per tutto l’amore che gli riempiva l’anima. Era bene che fosse così.
Perchè piangeva Dreetta? Per una casa che non c’era? Eh via, poco male! ci sarebbe stata!
E spiegò ai parenti perchè non avesse apparecchiato avanti la casetta e perchè avesse mentito; spiegò che la sua menzogna, del resto, appariva tale un po’ anche per colpa loro, cioè delle troppe domande che gli avevano rivolte quand’egli sul principio aveva dichiarato d’aver tutto pronto da tempo e di voler fare alla sposina una bella sorpresa. Aveva