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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IX - Donna Mimma, Firenze, Bemporad, 1925.pdf/161

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XIII. — Paura d’esser felice. 151

cominciò a fare a suo modo, cioè tutt’al contrario di quel che diceva lui, la gratitudine, l’affetto, l’ammirazione di Fabio Feroni per lei raggiunsero il colmo. Ma il pover’uomo si guardò bene dall’esprimerli; si sentì felice anche lui, e cominciò a tremarne.

Così pieno di gioja, come fare a nasconderla? a dichiararsi scontento?

E guardando la sua piccola Dreetta già incinta, gli occhi gli s’invetravano di lagrime; lagrime di tenerezza e di riconoscenza.

Negli ultimi mesi la moglie, col fratello e la mamma si diede attorno, per metter su la casetta. La trepidazione di Fabio Feroni divenne in quei giorni più che mai angosciosa. Sudava freddo a tutte le espressioni di giubilo della sposina, soddisfatta della compera di questo o di quel mobile.

— Vieni a vedere.... vieni a vedere.... — gli diceva Dreetta.

Con tutte e due le mani egli avrebbe voluto turarle la bocca. La gioja era troppa; quella era anzi la felicità, la vera felicità raggiunta. Non era possibile che non accadesse da un momento all’altro una disgrazia. E Fabio Feroni si mise a guardare attorno e avanti e indietro con rapidi sguardi obliqui per scoprire e prevenir l’insidia del caso, l’insidia che poteva annidarsi anche in un granellino di polvere; e si buttava con le mani a terra, gattone, per impedire il passo alla moglie se scorgeva sul pavimento qualche buccia su cui il piedino di lei avrebbe potuto smucciare. Ecco, forse l’insidia era là, in quella buccia! O forse.... ma sì, in quella gabbia lì, del canarino.... Già una volta Dreetta era montata su un sediolino, col rischio di cadere, per rimetter la ca-