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| 152 | Novelle per un anno. |
napuccia nel vasetto. Via quel canarino! E alle proteste, al pianto di Dreetta, egli, tutt’arruffato, ispido, come un gatto fustigato:
— Per carità, — s’era messo a gridare, — ti prego, lasciami fare! lasciami fare! —
E gli occhi sbarrati gli andavano di continuo in qua e in là, con una mobilità e una lucentezza che incutevano paura.
Finchè una notte ella non lo sorprese in camicia con una candela in mano, che andava cercando l’insidia del caso entro le tazzine da caffè capovolte e allineate sul palchetto della credenza nella sala da pranzo.
— Fabio, che fai? —
E lui, ponendosi un dito su la bocca:
— Ssss.... zitta! Lo scovo! Ti giuro che questa volta lo scovo.... Non me la fa! —
Tutt’a un tratto, o fosse un topo, o un soffio d’aria, o uno scarafaggio sui piedi nudi, il fatto è che Fabio Feroni diede un urlo, un balzo, un salto da montone, e s’afferrò con le due mani il ventre gridando che lo aveva lì, lì, il saltamartino, lì dentro, lì dentro lo stomaco! E dàlli a springare, a springare in camicia per tutta la casa, poi giù per le scale e poi fuori, per la via deserta, nella notte, urlando, ridendo, mentre Dreetta scarmigliata gridava ajuto dalla finestra.