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In meno d’un’ora per tutto il paese si sparse la notizia che Gaspare Naldi era stato colpito d’apoplessia in casa del Cilento, suo amico, dal quale s’era recato per condolersi della recente morte del figliuolo.
Tutti, in prima, più che afflizione ne provarono sbigottimento e ciascuno con ansia domandò più precisi ragguagli. Ma la prima costernazione fu presto ovviata dalla riflessione confortante che il Naldi, quantunque di florido aspetto e ancor giovane, era pur dentro minato da incurabile malattia cardiaca. Sicchè, via! poteva aspettarsi da un momento all’altro, poverino, una fine così.
I primi visitatori, amici e conoscenti, accorsero alla casa del Cilento ansanti, pallidi, con occhi da spiritati. — “Non è ancor morto?„ - Volevano vederlo.
Porta, usci, finestre — tutto spalancato. E nelle camere, fra il trambusto, pareva spirasse nell’ombra dalle poltroncine vestite di tela bianca un fresco refrigerante per chi veniva da fuori, ove il sole d’agosto ardeva fierissimo. E un odor di garofani, in quel fresco d’ombra.... — ah! delizioso.
Per la scala, una frotta di curiosi, gente del vicinato, uomini, donne, ragazzi, intenti a spiare chi saliva e chi scendeva; a coglier di volo qualche notizia. Un