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| 158 | Novelle per un anno. |
— Ancora, — riprese il Póntina, — i sensi non li aveva perduti del tutto. — “Animo Gaspare!„ — gli dissi. — “Vedrai che non è nulla!„ — Ma lui, che non poteva più parlare, con la sinistra illesa si prese il braccio destro morto, così.... e si mise a piangere.
— Il braccio soltanto.... morto? — domandò un giovane biondo, molto pallido, intentissimo al racconto.
— E la gamba, si sa. Tutto il lato destro. Colpo a sinistra, paralisi a destra. —
Questa cognizione medica il Póntina se la lasciò cadere dalle labbra con aria d’umile superiorità verso gli altri ascoltatori, come una cosa, oh Dio, naturalissima, ch’egli sapesse da tanto tempo: l’aveva appresa invece un momento prima dai medici, e ora se ne faceva bello con quegli ignari, allo stesso modo che dell’essere accorso tra i primi, dell’aver visto ancora sulla poltrona il Naldi, e del cenno che questi gli aveva fatto del suo braccio morto.
— Sì, era venuto stamani dalla campagna.... — narrava in un altro crocchio vicino l’avvocato Filippo Deodati, alto, magro, diafano, fortemente miope. Parlando, in pensiero com’era sempre delle parole da usare e dell’efficacia dei gesti, intercalava a quando a quando pause sapienti, anche per dar tempo a chi l’ascoltava d’assaporare quel suo parlar dipinto. — Sapete, la sua deliziosa villa in Val Mazzara.... Che aria! Sarà circa a tre chilometri da qui....
— Tre? dici quattro.... no, più! più! — corresse uno degli ascoltatori, come se con quei “più! più!„ lo aizzasse a dir più presto.
Ma il Deodati gli sorrise e seguitò placido:
— E abbondiamo: cinque? tanto peggio! Ora figuratevi: due ore, per lo meno, sotto questo sole d’ago-