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| XIV. — Visitare gl’infermi. | 159 |
sto.... nella calura asfissiante.... per lo stradone.... erto così.... su un baroccino tirato da un’asina vecchia! —
Uno, allora, esclamò, con gesto quasi di rabbia:
— Pazzie!
— E dicono, — aggiunse subito un altro, — che, entrato in paese, fu visto da un suo parente....
— No, che parente! — corresse un terzo, come se volesse mangiarselo. — Scardi.... Nicolino Scardi, perdio! Me l’ha detto lui stesso.
— Io so un parente!
— Scardi, ti dico, perdio! me l’ha detto lui stesso. Lo vide che frustava alla disperata l’asinella. Voleva raggiungere, chi sa perchè, la postale di Siculiana. — “Gaspare! Gaspare!„ gli gridò anzi Nicolino. — “E piano! così t’ammazzi!„ — “Lasciami correre!„ — gli rispose lui. — “Mi fa bene! Mi fa bene!„
— E correva alla morte! — sospirò guardando tutti a uno a uno, un ometto calvo, panciutello, che arrivava sì e no ad afferrarsi le manocce pelose dietro la schiena.
— Fece dunque, — riprese il Deodati, — la sua visita di condoglianza al buon Cilento, per cui era salito dalla campagna. Aveva già terminato la visita.... stava per andarsene.... quando qui appunto, in questa saletta qui, lì a quel posto.... la serva del Cilento lo trattenne per raccomandargli.... non so.... un suo nipote falegname.... Il povero Gaspare, col cuore che gli conosciamo tutti, prometteva ajuto.... protezione.... sapete come faceva lui.... che si stropicciava sempre, parlando, la palma della mano qui sul fianco.... Tutto a un tratto.... che è?... si sente venir male.... dice: — “Per favore, un bicchier d’acqua....„ — La serva corre in cucina, torna col bicchiere, glielo porge....