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| XIV. — Visitare gl’infermi. | 163 |
medici curanti lo avessero chiamato unicamente perchè lo sapevano resistentissimo al sonno.
— Sentite, eh? Ma se lo supponevo io! — diceva frattanto Filippo Deodati nell’altra stanza. — Ma che colpo apopletico d’Egitto? Possibile.... così, un colpo? È caso d’embolìa.... un caso d’embolìa cerebrale, bello e buono, di quelli genuini.... tipico, via!
— Com’hai detto? — domandarono alcuni.
— Embolìa? Che significa? — domandarono altri.
— Eh, dal greco.... ἐμβολή.... perdio, me ne ricordo ancora dal liceo.... Quando la circolazione del sangue non si svolge più regolarmente, perchè il cuore, capite, è indebolito, che avviene? avviene che nel cuore si formano certi.... grumi di sangue.... grumi, grumi.... Qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore, capite? e gira.... Oh!... fino a tanto che incontra vasi capaci, questo grumo, naturalmente, passa; ma quando poi arriva al cervello dove i vasi sono più fini d’un capello.... eh, allora.... ἐμβολή: interponimento.... — mi spiego? — avviene l’arresto e il colpo. —
Gli ascoltatori si guardarono l’un l’altro negli occhi senza fiatare, come colpiti tutti dall’oscura minaccia di quel male. Un piccolo grumo! Si stacca.... gira.... e poi.... embolè, interponimento.... Da che dipende la vita d’un uomo! Può accadere a tutti un caso simile....
E ciascuno pensò di nuovo a sè, alle condizioni della propria salute, guardando con crudeltà quelli tra gli astanti che si sapevano di salute cagionevole. Uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi senza collo, sempre acceso in volto, più miope del Deodati, sospirò agitando sotto gli sguardi dei radunati più volte di seguito le palpebre dietro le lenti che li rimpiccolivano gli occhi.
— Intanto, — seguitò il Deodati, — se l’arresto non
| 11. — Pirandello. Novelle per un anno. — IX. |