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| 170 | Novelle per un anno. |
segnava lieve sulla blanda e chiara suffusione del chiarore lunare: alito di deliziosa frescura.
Il dottor Bax rientrò nel salotto, e notò subito che lo stento della respirazione cresceva di momento in momento. Già il volto del Naldi aveva assunto il caratteristico aspetto cianòtico: la bocca aperta sprofondava, e tra le ciglia appena schiuse e alle narici un che di muffito o di fuligginoso.
— Tenete sempre la vescica un po’ a manca così.... — disse a bassa voce agli infermieri.
Questi lo guardarono, come per domandargli se dicesse sul serio. Un piacere e nient’altro poteva essere, stare a guardare il moribondo con quella specie di berretto, a tocco di giudice, anzichè dritto, sulle ventitrè. Ma già — si capiva — tanto per dire qual che cosa....
E infatti il dottor Bax, sapendo bene che non c’era più altro da fare, si recò al balcone. Di lì, appoggiato alla ringhierina di ferro, contemplò a lungo l’ampia vallata che sotto il colle su cui sorge la città s’allarga degradando fino al mare laggiù in fondo, rischiarato quella sera dalla luna. Compreso dal mistero della morte, contemplò in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare. Ma nessuna relazione, veramente, agli occhi suoi tra quel cielo e quell’anima che agonizzava crudelmente dentro la stanza. Favole! Il Naldi sarebbe finito laggiù.... E cercò con gli occhi, in un punto noto della vallata, la macchia fosca dei cipressi del camposanto. Laggiù.... laggiù.... tutto e per sempre. E, nella sincerità ancora illusa della sua giovinezza, immaginò, attraverso gli stenti superati per procacciarsi quella professione di medico, il suo còmpito in mezzo agli uomini: alleviare le