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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IX - Donna Mimma, Firenze, Bemporad, 1925.pdf/184

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174 Novelle per un anno.

quel che si faccia. Ha già perduto i centri frenici; è evidente. A prestare un po’ d’attenzione ci s’accorge che fa tre movimenti soli, costantemente gli stessi. —

E pareva, nel dar questi schiarimenti, assaporasse uno di quei piaceri che avvengono proprio di rado, almeno dal modo con cui accarezzava con la voce quei termini di scienza: “movimenti riflessi, centri frenici„.

Entrò, in quella, a tempesta, il piccolo De Petri, annunziando:

— Il deputato! Il deputato! L’onorevole Delfante! —

E corse nell’altra stanza a ripetere l’annunzio:

— L’onorevole Delfante. L’ho visto io dalla finestra! —

Carlo Naldi posò il sigaro e accorse nella saletta, seguìto da molti altri, per accogliere il deputato:

— Dov’è? dov’è? —

L’onorevole Delfante era già entrato nel salotto coi due che l’accompagnavano, il consigliere delegato della Prefettura e il fuzionante sindaco. Al suo arrivo i due infermieri sorsero in piedi, a capo scoperto, come davanti a un re, e anche il prete s’alzò e si trasse indietro.

La vista del moribondo, al debole lume tremolante della candela, era divenuta insostenibile: quel corpo gigantesco, a cui la morte teneva adunghiato il cervello, si contorceva orribilmente nella lotta incosciente, tremenda, delle ultime forze — e respirava ancora!

Non di meno, l’onorevole Delfante, con le ciglia aggrottate, le mani dietro la schiena, sostenne a lungo lo strazio di quello spettacolo. Strinse forte la mano a Carlo Naldi, senza dir nulla, e si volse di nuovo