|
XIV. — Visitare gl’infermi. |
179 |
Bax. — “Ah, entri pure!„ — Abbiamo di già? — “Abbiamo, sissignore. Ma la sala è al bujo. Abbia pazienza un momentino: son bell’e vestito.„ — Fa’ pure con comodo. Ho con me la candela. — Entrai. Non ero mai entrato solo, a quell’ora, nella Sala. Paura no, ma vi assicuro che una certa inquietudine nervosa me la sentivo addosso, attraversando quelle stanze in fila, silenziose, rintronanti, prima di giungere alla Sala in fondo. Guardavo fiso la fiamma della mia candela, che riparavo con una mano per non veder l’ombra del mio corpo fuggente lungo le pareti e sul pavimento. I becchini avevano lasciato aperto l’uscio. Sei casse erano posate su le lastre di marmo dei tavolini. I cadaveri giungevano a noi dalle chiese, ancor vestiti, e tante volte anche coi fiori dentro. Un mio compagno, tra parentesi, non si faceva scrupolo di mettersi qualcuno di quei fiori all’occhiello o di comporne qualche mazzolino che poi regalava apposta alle belle donnine: — “Amore e morte!„ — diceva lui. Basta. Reggevo con una mano la candela; con l’altra scoperchiavo cautamente le casse e guardavo dentro. Chi arriva prima, si sceglie il meglio. Io cercavo un bel collo, un buon torace.... Apro la prima cassa. Un vecchio. Apro la seconda. Una vecchia. Apro la terza. Un vecchio. Mannaggia! Faccio per sollevare il coperchio della quarta e — ffff! — un soffio, che mi spegne la candela. Getto un grido, lascio il coperchio; la candela mi cade di mano. — Bartolo! Bartolo! — grido, atterrito, nel bujo. Bartolo accorre col lume e mi trova.... pensateci voi! i capelli irti sulla fronte, gli occhi fuori del capo. — “Ch’è stato?„ — Ah, Bartolo! Apri quella cassa! — Bartolo apre, guarda dentro, poi guarda me: — “Eb-
| 12. — Pirandello. Novelle per un anno. — IX. |
|
|