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| XIV. — Visitare gl’infermi. | 181 |
l’altra stanza, intento ancora a scegliere i nomi dal registro degli elettori.
— Sancta Dei Genitrix,
— Ora pro nobis....
— Sancta Virgo Virginum,
— Ora pro nobis....
Tranne il prete, tutti tenevano gli occhi fissi al moribondo. Ecco come si muore! Domani, entro una cassa, e poi sotterra, per sempre! Per il Naldi era finita; e così sarebbe stato per tutti: su quel letto, un giorno, ciascuno — gelido, immobile — e intorno, la preghiera dei fedeli, il pianto dei parenti.
Dopo la fronte il dottor Bax venne a toccare i piedi del moribondo, poi le gambe, le cosce, il ventre, per sentire dov’era già arrivato il gelo della morte. Ma il Naldi respirava, respirava ancora: pareva singhiozzasse, così il rantolo gli scoteva la testa.
Nel silenzio della casa scoppiarono pianti. L’uscio su la saletta fu aperto di furia. Entrò nel salotto il fratello Carlo, a cui la commozione agitava convulsamente il mento e le pàlpebre. Subito il Bax accorse per trattenerlo sulla soglia.
— Mi lasci.... mi lasci.... — disse Carlo Naldi, ma, in quella, un émpito di pianto gli scoppiò di sotto il fazzoletto; e allora si ritrasse da sè per non interrompere la preghiera.
Poco dopo, il giacente fu scosso una, due, tre volte, a brevi intervalli, da un conato rapido, serpentino; il rantolo si cangiò in ringhio e l’ultimo fu strozzato a mezzo dalla morte.
Gli astanti, che avevano seguito atterriti quell’estrema convulsione, fissavano ora immobili il cadavere.
— Finito, — fece a bassa voce il dottor Bax.