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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume VII - Tutt'e tre, Firenze, Bemporad, 1924.pdf/168

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158 Novelle per un anno.



Sapeva che le domeniche mattina i due si davano convegno nel parlatorietto riservato alla madre badessa del monastero di San Vincenzo, ch’era una loro zia. Fingevano d’andarle a far visita; e la vecchia badessa, che forse scusava con la parentela tra i due la tenera intimità di quei convegni, godeva nel vederseli davanti, l’uno di fronte all’altra, ai due lati del tavolino sotto la doppia grata: lui, diventato un signore, con l’abito turchino delle domeniche che pareva gli dovesse scoppiare sulle spalle rudi, il solino duro che gli segava le gàrge paonazze, e la cravatta rossa; lei d’una piacenza tutta carnale ma placida perchè soddisfatta, vestita di raso nero e luccicante d’ori nella penombra di quel parlatorietto che aveva il rigido delle chiese.

S’imbeccavano, un boccone tu, un boccone io, le innocenti confezioni della badia, e dai bicchierini il pallido rosolio con l’essenza di cannella, un sorso tu, un sorso io. E ridevano. E anche la vecchia zia badessa, là come una balla dietro la doppia grata, si buttava via dalle risa.

Era andato a sorprenderli, una di quelle domeniche.

Il padre aveva fatto a tempo a nascondersi dietro una tenda verde che riparava a destra un usciolo; ma la tenda era corta, e sotto i pèneri ancora mossi si vedevano bene le due grosse scarpe di coppale lisce e lustre; ella era rimasta a sedere davanti al tavolino, col bicchierino ancora tra le dita, in atto di bere.

Le era andato di fronte e s’era tirato un po’ indietro col busto per scagliarle con più forza in faccia lo sputo. Il padre non s’era mosso dalla tenda. E a lui, poi, a casa, non aveva torto un capello nè detto nulla.